Villa dei Papiri si trova all’interno della Riserva Naturale del fiume Ciane e a pochi metri dalla mitologica Fonte Ciane, la sorgente del mito di Proserpina decantata nelle Metamorfosi di Ovidio. Ha il privilegio di possedere al suo interno un’area di forte interesse archeologico e naturalistico. Sono stati rinvenuti numerosi resti paleolitici quali tombe e luoghi di lavoro. Dal punto di vista naturalistico sono da evidenziare i 13 ettari con colture biologiche di Limoni (il femminiello siracusano) e Aranci (mori, tarocchi comuni e nocellari), il Rio Fontana Mortellla con i caratteristici papiri alti più di 3 mt., palme, ulivi secolari, mandorli, carrubi, cipressi, olmi, fichi d’india e altre meravigliose piante mediterranee.


La Natura

RIO FONTANA MORTELLA

E’ l’unico affluente del fiume Ciane e sorge 4 km più a monte. Il nome del fiume deriva dall’antica presenza di numerosi esemplari di mirto (murtidda in dialetto siracusano) lungo le sponde.


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PAPIRO

In tutto il mondo il papiro, pianta acquatica simbolo dell’Africa equatoriale, deve la sua fama alla possibilità di ricavare carta dal midollo del fusto. La pianta fu introdotta nel II sec. a.C. dall’Egitto, grazie al dono che ne fece Tolomeo Filadelfo II al tiranno siracusano Ierone II.


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CAPPERO

È un bell'arbusto che si abbarbica sulle rocce più assolate, sui muri delle vecchie costruzioni e dei monumenti, producendo tralci striscianti o ricadenti. Da maggio ad agosto esibisce fiori bianchi, leggiadri e armoniosi da cui nasce il detto siciliano "spararisi a chiàppira", riferito a persona che sfoggia particolare eleganza. Quando i fiori sono ancora in boccio si raccolgono, si conservano sottosale e si usano in gastronomia. Per vedere il cappero nel massimo splendore non bisogna andare necessariamente a Pantelleria. Cresce rigogliosamente anche alla Villa dei Papiri, addirittura senza coltivarlo.


LIMONE FEMMINELLO DI SIRACUSA

il limone Femminello di Siracusa è una varietà coltivata prevalentemente nella provincia di Siracusa. Dà frutti di media pezzatura, molto richiesti dai mercati internazionali. La polpa, con pochi semi, è di colore giallo pallido, mentre il succo è abbondante. La pianta manifesta una spiccata rifiorenza, fino a tre volte l’anno.


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OLMO MINORE

L’olmo minore si rinviene spontaneo in luoghi umidi e degradati, talvolta è coltivato a cespuglio nei viali come ornamento perché emette abbondanti polloni. Il legno è molto pregiato. In Sicilia non è facile imbattersi in un olmo. La specie più rappresentata è l’Ulmus minor. Nel siracusano l’olmo minore si trova sporadicamente alla foce dell’Anapo, a Cozzo Pantano, a Eloro.


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OLIVO

Albero sempreverde particolarmente longevo (può diventare millenario), l’ulivo ha un tronco contorto che non produce cerchi annuali facilmente distinguibili. Gli esemplari vetusti resistono ai secoli. Le foglie sono ovali, opposte, coriacee: dalla fioritura primaverile (maggio/giugno) si formano tante piccole drupe (olive) ad alta percentuale di olio (15-20%).


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CARRUBBO

Grande, contorto, sempreverde. Testimone di alcuni secoli di storia, il carrubo è un albero in grado di raggiungere dimensioni ragguardevoli. Le sue origini sono incerte ma un dato è sicuro: il carrubo è una pianta costiera del Mediterraneo, capace di vivere a pochi passi dal mare e fino a 600 m di quota. I tonnaroti iblei, finita la stagione dei tonni, se non trovavano lavoro in mare si adattavano nei campi per raccogliere carrube. Furono gli arabi a sviluppare la carrubicoltura e ad intuire che il seme di carrubo, il carato, avendo peso costante, poteva essere assunto come unità di peso delle pietre preziose e dell’oro.


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La Storia

FRANTOIO RUPESTRE

Dietro il fabbricato principale dell’agriturismo, sul dosso roccioso di Cozzo Pantano, unica area in cui un tempo non incombeva la palude (20 m slm), doveva esistere l’abitato. Qui Paolo Orsi, durante gli scavi del 1892-93, trovò cocciame, qualche accetta litica e selci. Il dosso roccioso è ricco di segni antichi. Oltre ad alcune tombe a grotticella isolate, vi è anche un doppio frantoio scavato nella roccia, particolarmente raro. Il frantoio rupestre si compone di due basi circolari, una vasca di decantazione del liquido prodotto e una buca a base trapezoidale in cui versavano presumibilmente le olive prima di molirle.


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CARRAIA

Molto interessanti sono le tracce di carraie greche (più antiche del pozzo ellenistico) incise sulla roccia calcarea di Cozzo Pantano. Su queste strade si passava, oltre che a cavallo, a dorso di mulo o di asino, sopra veicoli a 2 o a 4 ruote. La distanza di 160 cm tra le due scanalature ci indicano quella delle ruote dei carri. Probabilmente queste scanalature servivano a rendere più sicuro e stabile il movimento dei carriaggi.


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TOMBE A GROTTICELLA

Durante la campagna di scavi del 1892-93, Paolo Orsi ne contò una sessantina. Queste tombe, che nel complesso costituiscono la Necropoli di Cozzo del Pantano, appartengono all’Età del Bronzo medio (riconducibile tra il 1450 e il 1200 a.C.). Le ceramiche dei corredi funerari, così come i bronzi e il tipo stesso delle tombe, appartengono alla cultura di Thapsos.


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POZZO ELLENISTICO

Scavato a mano nella roccia carbonatica intorno al III sec. a.C. Ha un diametro di m 1,15 e delle tacche equidistanti per inserire i piedi e facilitare la discesa/salita. È profondo quasi 4 metri. Il primo metro è pieno d’acqua, probabilmente derivata dalla stessa falda che alimenta le vicine sorgenti del Ciane (Pisima e Pisimotta), con le quali condivide il livello. Nell’area attorno sono stati trovati cocci di ceramiche di periodo ellenistico.


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